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L’M&A tra gli shock cumulati dal 2020: dalla globalizzazione lineare alla frammentazione strategica

L’M&A tra gli shock cumulati dal 2020: dalla globalizzazione lineare alla frammentazione strategica

Dal 2020 il mercato globale dell’M&A ha smesso di essere guidato da un’integrazione globale fluida ed è invece stato plasmato da una successione di shock geopolitici e sanitari che hanno modificato in profondità il processo decisionale degli investitori.

La crisi del Covid-19 ha innanzitutto provocato un’improvvisa interruzione delle catene del valore. Ha messo in luce i rischi di una dipendenza eccessiva da poli produttivi concentrati, in particolare in Cina, e ha accelerato una dinamica parziale di rilocalizzazione e diversificazione, spesso descritta come «Cina + 1». Questa tendenza non si è attenuata con la riapertura dell’economia globale; al contrario, si è strutturata ulteriormente.

La guerra in Ucraina ha poi rafforzato la dimensione geopolitica delle decisioni di investimento. Ha reintrodotto il rischio sovrano in Europa e accelerato la frammentazione dei sistemi energetici e industriali. In questo nuovo contesto, le imprese hanno dovuto integrare la resilienza strategica nell’analisi delle operazioni, talvolta a scapito della pura ottimizzazione finanziaria.

Le tensioni persistenti in Medio Oriente, soprattutto intorno all’Iran, hanno aggiunto un ulteriore livello di incertezza ai prezzi dell’energia e ai flussi logistici globali. Di conseguenza, le proiezioni dei flussi di cassa sono diventate più volatili, portando a valutazioni più prudenti.

In questo scenario, le politiche commerciali protezionistiche, in particolare i dazi associati a Donald Trump, agiscono come ulteriore fattore di frammentazione. Dazi e restrizioni tecnologiche stanno creando barriere durevoli all’arbitraggio globale e spingono le imprese verso strategie più regionalizzate.

Impatto diretto sulle operazioni di M&A: dalla globalizzazione alla regionalizzazione

I dati recenti indicano una profonda trasformazione della struttura dell’attività di M&A. Le operazioni intraregionali aumentano, mentre le operazioni cross-border complesse diventano più difficili, più rischiose e quindi meno frequenti.

In un contesto sempre più instabile, le imprese privilegiano acquisizioni più vicine dal punto di vista geografico, culturale, giuridico e politico. Secondo analisi recenti, quasi l’80% delle operazioni globali resta oggi intraregionale, a testimonianza di un parziale arretramento della globalizzazione finanziaria.

Allo stesso tempo il mercato si sta polarizzando. I mega-deal guidati da grandi gruppi con bilanci solidi continuano a dominare, mentre le operazioni di dimensione media risultano più penalizzate dalla volatilità delle condizioni di finanziamento e dall’incertezza regolamentare.

Questo passaggio è cruciale: i flussi di capitale non stanno scomparendo, ma si stanno concentrando e riorientando geograficamente.

Cina: da centro di gravità globale a rischio strategico

Per oltre due decenni la Cina è stata al centro delle catene globali del valore e ha rappresentato una destinazione di primo piano per l’M&A industriale. Oggi quella posizione è oggetto di riesame.

L’aumento delle tensioni sino-americane, unito alle restrizioni tecnologiche e alle sanzioni reciproche, ha creato una nuova realtà in cui la Cina resta industrialmente indispensabile ma politicamente sensibile. La dipendenza globale dalla Cina non sta svanendo, ma viene progressivamente riorganizzata attraverso modelli alternativi come «Cina+1» e «Cina+ASEAN».

Di conseguenza, i flussi di investimento si spostano sempre più verso il Sud-Est asiatico, l’India e il Messico in diversi settori industriali. Le imprese mirano a preservare i vantaggi di costo e le capacità manifatturiere dell’Asia riducendo al tempo stesso l’esposizione geopolitica.

Questa tendenza non implica la deindustrializzazione della Cina. Riflette piuttosto un riorientamento graduale, ma strutturalmente significativo, dei nuovi investimenti di M&A dalla Cina verso piattaforme regionali più diversificate.

Asia esclusa la Cina: la principale beneficiaria della riallocazione del capitale

L’Asia esclusa la Cina si sta affermando come la principale beneficiaria della riallocazione dei flussi industriali e finanziari.

I Paesi ASEAN, l’India ed economie avanzate come Giappone e Corea del Sud attraggono sempre più acquisizioni finalizzate a garantire capacità produttive alternative, in particolare in semiconduttori, batterie ed elettronica.

I dati recenti mostrano un forte incremento sia dei flussi di investimento intra-asiatici sia degli investimenti in entrata da Europa e Stati Uniti. Questa evoluzione è guidata meno dalla pura ottimizzazione dei costi che da una crescente esigenza di resilienza e di sicurezza degli approvvigionamenti.

Allo stesso tempo, i gruppi asiatici si espandono all’estero in modo più aggressivo per assicurarsi accesso ai mercati e asset strategici, accelerando l’attività di M&A in uscita in tutta la regione.

America Latina: il ritorno strategico di una regione prima periferica

L’America Latina, lungamente considerata periferica nelle strategie globali di M&A, sta riacquistando rilevanza strategica.

Tre fattori principali spiegano questa ritrovata attrattività:

  1. Nearshoring statunitense
    Le imprese statunitensi cercano di riavvicinare parti delle proprie catene di fornitura, in particolare in Messico e Brasile.
  2. Accesso a risorse critiche
    La regione possiede asset chiave essenziali per la transizione energetica, tra cui litio, rame, risorse agricole e infrastrutture energetiche.
  3. Diversificazione geopolitica
    L’America Latina è percepita come relativamente meno esposta alle tensioni dirette tra Cina e Stati Uniti.

In questo contesto, l’attività di M&A nella regione diventa meno speculativa e sempre più strategica, con un focus più marcato su infrastrutture, energia, risorse naturali e agroindustria.

Stati Uniti: opportunità strutturale o rischio politico?

Gli Stati Uniti occupano oggi una posizione singolarmente ambivalente nella strategia globale di M&A.

Da un lato restano il mercato M&A più profondo e dinamico al mondo. Solide prospettive di crescita, elevata liquidità di mercato e leadership tecnologica — in particolare nell’IA e nelle industrie digitali — continuano a rendere gli USA una destinazione d’investimento indispensabile. Le tendenze recenti indicano che le Americhe rappresentano oltre la metà del valore globale delle operazioni.

Dall’altro lato, le politiche commerciali protezionistiche, cicli elettorali polarizzati e l’incertezza regolamentare hanno introdotto un grado crescente di volatilità politica. Dazi, restrizioni rivolte alla Cina e cambi di indirizzo politico associati ad amministrazioni come quella di Trump hanno già dimostrato la capacità di alterare i flussi globali di operazioni e di rallentare le transazioni.

Ne deriva un dilemma strutturale per gli investitori:

  • Gli Stati Uniti restano essenziali per crescita ed esposizione tecnologica.
  • Eppure sono percepiti sempre più come un mercato sviluppato in cui il rischio politico di breve termine ha acquisito maggiore rilevanza.

Di conseguenza, gli investitori adottano strategie di esposizione più differenziate: mantengono una forte presenza negli USA aumentando al tempo stesso la diversificazione geografica.

Un nuovo scenario dell’M&A: verso un mondo multipolare

L’accumularsi delle crisi recenti — sanitarie, militari, energetiche e commerciali — ha accelerato la transizione da un’economia fortemente globalizzata a un mondo più frammentato e multipolare.

Questo nuovo scenario può essere riassunto così:

  • Minore dipendenza dalla Cina come unico hub globale
  • Maggiore diversificazione in Asia (ASEAN, India, Giappone, Corea del Sud)
  • Crescente rilevanza strategica dell’America Latina
  • Gli Stati Uniti come motore di crescita e, insieme, fattore di rischio politico
  • L’Europa in una posizione più prudente, regolamentata e intermedia

In questo contesto le imprese non perseguono più soltanto l’efficienza economica. Sempre più spesso cercano un equilibrio tra ottimizzazione dei costi, accesso ai mercati e resilienza geopolitica.

Una nuova era per il mercato dell’M&A basata sul posizionamento strategico e sulla diversificazione geografica

Le crisi successive — pandemica, geopolitiche, energetiche e commerciali — hanno rimodellato in profondità la logica delle operazioni di M&A introducendo una nuova variabile dominante: il rischio geopolitico strutturale.

Questa trasformazione non riduce necessariamente i volumi globali di M&A, ma ne modifica profondamente la distribuzione geografica. La Cina sta gradualmente perdendo lo status di centro unico dell’allocazione del capitale a favore di un panorama asiatico più ampio e diversificato. L’America Latina guadagna rilevanza strategica, mentre gli Stati Uniti restano indispensabili ma politicamente sempre più complessi.

Il mercato dell’M&A entra dunque in una nuova era in cui il posizionamento strategico prevale sulla pura ottimizzazione e la diversificazione geografica non è più opzionale, ma essenziale per la resilienza di lungo periodo.

A cura di: Thierry Gibert

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Managing Partner

Published:

11th May 2026

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